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Perché la consigliamo
Perché riesce a raccontare un reparto psichiatrico senza dimenticare che, prima delle diagnosi, ci sono le persone.
Daniele, vent'anni, dopo una crisi si risveglia in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura: è stato sottoposto a un TSO e dovrà trascorrervi sette giorni.
All'inizio vede intorno a sé soltanto persone dalle quali si sente diverso. Poco alla volta scopre invece le loro storie, le fragilità, l'ironia e un'umanità nella quale finisce per riconoscere anche se stesso.
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Di cosa parla
La prima stagione segue i sette giorni del ricovero di Daniele e nasce dal romanzo autobiografico di Daniele Mencarelli.
La seconda lo ritrova due anni dopo: è diventato padre e torna nello stesso ospedale, questa volta come tirocinante infermiere. Il punto di vista cambia: da persona curata a persona chiamata anche a prendersi cura degli altri.
Ed è proprio questo passaggio a rendere interessante vedere entrambe le stagioni.
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Perché ci riguarda
La serie mette continuamente in discussione il confine apparentemente netto tra chi cura e chi viene curato, chi è forte e chi è fragile.
Mostra anche le famiglie: la paura, la rabbia, l'impotenza e la difficoltà di capire cosa fare quando qualcuno che amiamo attraversa una crisi.
Per AnCoraggio contiene un messaggio semplice ma fondamentale: una diagnosi può raccontare qualcosa di una persona, ma non può raccontare tutta la persona.
Temi: salute mentale · TSO · famiglia · stigma · recovery · amicizia · cura · dignità
Da sapere: affronta crisi psichiatriche, ricovero, suicidio e sofferenza emotiva e contiene momenti che possono essere intensi.
Per riflettereQuanto cambia una relazione di cura quando riusciamo a vedere la persona prima della sua diagnosi?
Liberamente tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli. Con Federico Cesari, Fotinì Peluso, Andrea Pennacchi e Ricky Memphis.
Dove vederla: Netflix
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